Sherlock in Dvd con Corsera e Gazzetta

Sherlock Holmes in Dvd con Corsera e GazzettaA chi piacciono le trasposizioni cinematografiche delle gesta di Sherlock Holmes segnalo l’uscita in Dvd, in allegato al Corriere della sera e alla Gazzetta dello sport, della più bella serie classica, a mio giudizio, mai realizzata. I due quotidiani, infatti, manderanno in edicola – con audio disponibile sia in italiano che in inglese – la serie realizzata dall’inglese Granada Television tra il 1984 e il 1994, che in Italia è già stata proposta dall’editore Nicola Malavasi e che vede come protagonisti Jeremy Brett nei panni di Sherlock Holmes e David Burke (per la prima stagione soltanto) e Edward Hardwicke in quelli del dottor Watson. Il primo Dvd in uscita, programmato per domani, martedì 15 marzo, conterrà i primi due episodi della prima stagione: “Uno scandalo in Boemia” e “Gli uomini danzanti”.

I 21 Dvd previsti dal piano editoriale di Corsera e Gazzetta, con uscita ogni martedì, ripongono gli episodi dell’intera serie che la Granada realizzò in quattro stagioni. La prima stagione, basata sui racconti che Arthur Conan Doyle raccolse ne “Le avventure di Sherlock Holmes”, comprende 13 episodi. La seconda stagione, basata sulle storie de “Il ritorno di Sherlock Holmes”, propone, ancora una volta, 13 episodi. La terza stagione – “Il taccuino di Sherlock Holmes” – si compone di 9 episodi, mentre la quarta – “Le memorie di Sherlock Holmes” – si fermò a sei episodi. Jeremy Brett, ormai malato da tempo, morì infatti prima che le riprese di altri episodi fossero terminate.

Delle 60 opere originali di Doyle, quindi, i Dvd proposti da Corsera e Gazzetta ne propongono 36. In realtà, la Granada Television ne aveva adattate per lo schermo cinque in più. E la domanda che ora si fanno gli appassionati è proprio capire se questi Dvd conteranno degli extra non solo dagli episodi realizzati e trasmessi, ma anche dal girato degli episodi mai montati e andati in onda.

Quando affermo che la serie della Granada Television è, amio giudizio, la più bella trasposizione filmica di Sherlock Holmes lo dico per la sua grande fedeltà ai racconti. Certo, non mancano alcune libertà interpretative e anche alcuni aggiustamenti funzionali all’adattamento e che si discostano da Canone, ma nel complesso non c’è nulla di meglio in circolazione.

Un’ultima curiosità. Le scene che si svolgono in Baker Street e nella celebre casa del 221B non sono state girate a Londra ma a Manchester, dove aveva sede la Granada Television, che realizzò una scenografia in scala della famosa strada in cui risiedeva Sherlock Holmes.

Holmes e le iene di Lucarelli

Il tempo delle Iene_Holmes“Non c’è niente di più innaturale dell’ovvio”, celebre frase che Sherlock Holmes afferma nel racconto Un caso di identità, è il ritornello – passatemi il termine musicale – che si ripete con frequenza nelle pagine de “Il tempo delle iene” (Einaudi), ultimo romanzo di Carlo Lucarelli. La frase non la si incontra per caso nelle pagine di questo racconto giallo, ambientato nella colonia di Eritrea agli inizi del 1900, di cui sono protagonisti il capitano dei carabinieri Colaprico e il suo assistente, il brigadiere indigeno Ogbà. No, la frase la si incontra per due motivi, indipendenti l’uno dall’altro fino all’epilogo della storia. E i motivi sono i seguenti: la passione del capitano Colaprico per le storie di Sherlock Holmes, e il modo di ragionare e di osservare le cose del brigadiere Ogbà.

Prima di seguire il filo holesiano del libro, un rapido accenno alla trama. Con una sequenza velocissima, quattro morti: tre indigeni e il marchese Carlo Maria Sperandio, impiccati a un ramo di un imponente sicomoro. Suicidi? E poi la morte di una vecchia indigena che vive isolata dal villaggio, ma vicina al sicomoro, accanto al cui corpo vengono rinvenuti un coltello a serramanico e un dito umano (un indice, per la precisione, e non un pollice di holmesiana memoria). Omicidio, certo. E poi la vicenda di una concessione agricola che forse nasconde ben altro, e altre morti e una galleria di vicende e personaggi intrise di politica e affarismo che sembrano un gioco di specchi con la realtà. E in tutto questo, appunto, Sherlock Holmes.

Lucarelli, in una recente intervista informale a Repubblica, aveva annunciato che questo romanzo – il secondo della serie con Colaprico ed Ogbà – era un omaggio a Doyle e alle sue creature letterarie. Così è, in effetti, fin dalle prime pagine del libro. Colaprico definisce Ogbà il suo Sherlock Holmes. E Ogbà pensa che prima o poi dovrà chiederglielo, al capitano, chi è quest’uomo a cui lo paragona sempre. Ma intanto Lucarelli ci svela che Colaprico legge le storie di Doyle direttamente in inglese, perché un amico londinese gli spedisce regolarmente lo Strand Magazine. E poche frasi dopo, mentre nel suo chiuso della sua camera riflette in solitudine sulla sequenza dei suicidi, Ogbà pensa, ignorando di formulare un pensiero del celebre Sherlock Holmes, che “non c’è niente di più innaturale dell’ovvio”.

E così che parte il gioco letterario dell’omaggio a Doyle, che prosegue, con altre citazioni e altri rimandi inconsapevoli, in altre pagine del libro. Fino alle ultime frasi dell’epilogo, dove nel corso di uno spassoso dialogo tra i due protagonisti, Ogbà trova il coraggio di chiedere lumi su Sherlock Holmes.

Al di là di questo omaggio ad Holmes, che mi ha fatto molto piacere, il romanzo di Lucarelli si fa apprezzare per la scrittura – davvero efficace e piacevole -, per la caratterizzazione dei personaggi – anche quelli di contorno -, e per le descrizioni evocative di questo angolo d’Africa. Ho trovato un po’ meno efficace la trama gialla, che solo perché viene sacrificata un po’ troppo – a mio giudizio, ovvio -, per lasciare spazio all’azione. Perché è innegabile, accanto alle altre virtù del libro, il ritmo che Lucarelli impone alla storia è affascinante e coinvolgente. E Holmes o non Holmes, alla fine, “Il tempo delle iene” è davvero un libro da leggere.

Mr Holmes, ritratto inedito del detective

Mr HolmesChiunque prenda in prestito il personaggio di Sherlock Holmes per farne il protagonista di un libro o di un film solleva sempre un po’ di discussioni. Soprattutto nel mondo degli sherlockiani, che finiscono sempre per avere opinioni discordi. Sta succedendo anche con “Mr Holmes – Il mistero del caso irrisolto”, film del regista Bill Condon e interpretato in modo magistrale da Sir Ian McKellen. Io, a scanso di equivoci,ripetendo il giudizio a caldo che avevo affidato a tre righe su Facebook, dico subito che il film mi è piaciuto. L’ho trovato bellissimo. Giuste atmosfere, personaggio Holmes credibilissimo, grande recitazione, rimandi al Canone (i 4 romanzi e i 56 racconti originali di Doyle) senza sbavature.

Non vorrei parlare della trama del film, ma qualche accenno è doveroso. Siamo nel 1947, Holmes ha 93 anni e ha problemi di memoria. E il suo ultimo caso è proprio legato ai ricordi annegati nella nebbia della vecchiaia smemorata: ricostruire le vicende della sua ultima indagine reale, di cui è protagonista una donna afflitta da un grande dolore interiore. E parallelamente, scorrono i ricordi, anch’essi difficili da far riemergere, di un’altra vicenda, legata al Giappone. E il film è tutto costruito per esaltare le difficoltà di memoria di Holmes: c’è un alternarsi e un intersecarsi di presente e di ricordi delle due vicende e il ritmo indugia in una certa lentezza, com’è tipica delle persone anziane e della loro capacità di riportare alla luce il passato.

Dal punto di vista canonico, ho colto e apprezzato diverse immagini e sfumature. Holmes vive in un cottage, sulle colline che sovrastano Eastbourne e si diletta con l’apicoltura (tutto perfettamente canonico). La veneranda età ci mette davanti a un personaggio che ha problemi di memoria, come accade a migliaia di persone con i capelli bianchi, e Holmes, per ricordare i nomi, scrive appunti sul polsino della camicia (canonico anche questo: ne “La maledizione dei Baskerville” annota così un appuntamento e ne “Il patto navale” registra allo stesso modo un fatto che “ha un’importanza enorme”). Nella ricostruzione del mistero che Holmes vuole riportare alla luce dalla nebbia della sua memoria fallace, l’investigatore è affiancato e aiutato da un bambino, esattamente come Sherlock Holmes si faceva aiutare dai marmocchi che facevano parte degli Irregolari di Baker Street (dunque, tutto canonico).

Ma c’è altro. Nelle prime scene del film, nel suo parlare interiore, Holmes rimprovera al dottor Watson di averlo trasformato, con i suoi racconti, in un personaggio letterario, quasi facendo credere al mondo che non fosse mai esistito realmente. Un passaggio che, dal punto di vista dello sherlockiano, è un capolavoro. Perché qui il regista ribalta le regole del Grande Gioco degli sherlockiani, che partendo dall’ammirazione del personaggio letterario hanno elaborato l’assioma che afferma che Sherlock Holmes sia realmente esistito.

Infine, ancora un punto che, a mio avviso, è di grande coerenza con il personaggio Holmes del Canone. Nel film Mr Holmes racconta una bugia per dare pace a una moglie e un figlio che non riescono a capire la “fuga” del marito-padre. Canonicissimo anche questo, secondo me. La bugia a fin di bene dà risalto a un tratto caratteriale, fondamentale, di Holmes. Pensiamo a tutte le volte che Holmes lascia Watson da solo, facendogli credere di avere degli impegni, che altro non sono che una scusa per dedicarsi, in solitudine, ad alcuni aspetti dell’indagine (valga per tutti i casi quanto accade nel “La maledizione dei Baskerville”)… e poi, il racconto che Holmes espone a Watson ne “La casa vuota” per ricostruire i suoi tre anni di assenza, così piena di mezze verità, non è forse una sorta di bugia per continuare a tenere all’oscuro, per il suo bene, il povero Watson dalla conoscenza di segreti che è bene restino celati? e lasciare impunito un colpevole, come accade nel Canone, non è forse nascondere la verità, e quindi mentire, alla legge degli uomini? Ma Holmes lo fa perché lo reputa utile o perché è a fin di bene.

Qualcuno parla di film malinconico o crepuscolare. è vero, c’è crepuscolo e malinconia, nel film. Ma potreva essere altrimenti volendo narrare le vicende di un uomo quasi centenario e ormai alla soglia della morte?

Per chiudere, un invito: andate a vedere il film, perché merita davvero; e, se ne avete voglia, leggete anche il romanzo da cui è stato tratto, “Mr Holmes. Il mistero del caso irrisolto” di Mitch Cullin (Neri Pozza) che in Italia era già apparso nel 2006 col titolo “Un impercettibile trucco della mente” (Giano).

Sherlock: mostra d’arte a Siena

Con un tè offerto al pubsherlockblico, sabato 24 ottobre alle ore 17 si inaugura a Siena l’evento-mostra d’arte “Sherlock Holmes a Siena”, organizzata dall’associazione culturale PRISMAmultimedia Siena. Teatro dell’evento è
l’Hotel Minerva
(via Giuseppe Garibaldi 72), dove la mostra  resterà aperta al pubblico fino a venerdì 20 novembre.
La mostra, curata da Daniele Sasson e Piergiacomo Petrioli, vuole divulgare l’immagine e la figura del detective inglese a Siena, e raccoglie opere di artisti professionisti e dilettanti che hanno affrontato il tema senza restrizione di tecnica e limite di dimensioni, ma attenendosi a un soggetto strettamente holmesiano.
In quanto autore dell’apocrifo “Il Palio di Sherlock Holmes”, interamente ambientato a Siena e quindi in qualche modo attinente al tema della mostra, all’inaugurazione del 24 ottobre sarò presente anch’io.

Holmes e Watson a Verona

Sherlock Holmes_VeronaA proposito di Sherlock Holmes e del “Grande Gioco” che migliaia di appassionati si divertono a giocare in tutto il mondo voglio segnalare un appuntamento di sicuro interesse che si terrà sabato prossimo (13 giugno) nella città di Verona. Uno studio in Holmes, l’associazione che riunisce gli sherlockiani italiani, terrà nella città veneta il suo tradizionale meeting di mid-term, dal titolo “Holmes e Watson: i due gentiluomini di Verona”. Sarà un appuntamento all’insegna del divertimento ma anche un momento di studio e di confronto su Sherlock Holmes, il suo mondo letterario e i mondi letterari a lui contigui o a lui ispirati. Non a caso la sessione mattutina del convegno, che si terrà presso la biblioteca civica (via Cappello 43) ha questo titolo: “ ‘A Holmes by any other name’: percorsi letterari ispirati a Sherlock Holmes, da Shakespeare a Salgari”. E in questa sessione, tra i tanti interventi di rilievo, avrò l’opportunità di presentare il mio ultimo libro, “Sherlock Holmes a Pistoia” (Edizioni Atelier), che ho scritto insieme con Giuseppe Previti, Stefano Fiori e Enzo Gualtiero Bargiacchi, e che racconta delle vicende che legano Holmes e un manoscritto settecentesco dedicato al Tibet.

Nella sessione pomeridiana, intitolata “Gli allegri compari di Baker Street” e che si terrà presso la libreria L’isola del tesoro (via Marconi 60/a), tra l’altro, si parlerà del progetto di un’antologia di racconti holmesiani apocrifi inediti in Italia, progetto che Ambrose Scott, a cui si deve la gran parte dell’organizzazione del convegno veronese, porta avanti da anni con tenacia e che, si spera, possa vedere presto la luce.

Insomma, per chi voglia conoscere Sherlock Holmes più da vicino, in una dimensione che esce dai 4 romanzi e 56 racconti del Canone, l’invito è quello di partecipare ai lavori del meeting di Uno studio in Holmes. A questo link potrete consultare il programma completo dell’iniziativa e la mappa dei luoghi dell’evento.

Spero che verrete in molti.

Sherlock Holmes a Pistoia

Sherlock Holmes a PistoiaUn documento antico scomparso, poi ritrovato e di nuovo segretato. E Sherlock Holmes che si mette sulle tracce per consultarlo e scoprire i segreti che contiene sul Tibet, meta del suo prossimo viaggio. È questo il filo conduttore di “Sherlock Holmes a Pistoia. Breve storia di una ricerca tra finzione e realtà” (Edizioni Atelier) che ho scritto in collaborazione con Giuseppe Previti e Stefano Fiori, soci fondatori del club “Amici del giallo” di Pistoia e con Enzo Gualtiero Bargiacchi, appassionato di storia locale. Il libro, idealmente diviso in due sezioni, una saggistica e una narrativa, è il risultato di un percorso di ricerca e scrittura che si è sviluppato nel corso degli ultimi quattro anni.

Nella prima sezione di “Sherlock Holmes a Pistoia”, con un breve saggio corredato di bibliografia, ho ricostruito le tappe delle ricerche che i soci di “Uno studio in Holmes” (l’associazione italiana degli sherlockiani) hanno dedicato al possibile rapporto tra il detective di Baker Street e la città toscana. Tutto si concentra tra la primavera e l’estate del 1891, quando Holmes si trovava a Firenze (vedi il racconto “La casa vuota” di sir Arthur Conan Doyle). E tutto ruota attorno alle “Notizie Istoriche dal Tibet”, corposo e documentatissimo  diario di viaggio del missionario gesuita pistoiese Ippolito Desideri.

Nel 1891 la “Relazione Desideri” (così chiamano l’opera gli studiosi di tutto il mondo) era l’unico documento che fornisse indicazioni storiche, geografie, etnografiche, religiose, sociali e culturali sul Tibet, terra che sulle mappe geografiche dell’epoca era una semplice area bianca, senza alcuna indicazione. Leggere la  “Relazione”, però, era praticamente impossibile. Scritta tra il 1727 e il 1732, la censura vaticana impedì al gesuita pistoiese di pubblicarla e rimase nascosta negli archivi romani per quasi 150 anni. Riscoperta dallo scrittore pistoiese Gherardo Nerucci nel 1875, la pubblicazione, più volte annunciata anche dalla stampa inglese, non diventò mai realtà.

Una vicenda misteriosa, resa ancora più intrigante dai giochi di spionaggio condotti in Asia da Inghilterra e Russia, entrambe desiderose di prendere il controllo del Tibet. Ed è in questa partita di spie che recita una parte fondamentale Sherlock Holmes. Come sappiamo dagli studi sherlockiani, infatti, il suo viaggio in Italia, la successiva tappa in Tibet e poi quelle in altre zone del pianeta altro non erano che i passi di una lunga missione segreta al servizio del governo della Regina Vittoria.

Consultare la “Relazione”, dunque, per Sherlock Holmes aveva un’importanza strategica. Anche perché alcune circostanze storiche europee consumatesi tra il 1878 e il 1888 rendevano di vitale importanza accertarsi che il documento non fosse stato manipolato o alterato in alcun modo.

Insomma, un vero e proprio giallo, che il saggio ricostruisce in maniera dettagliata, rivelando in che modo e quando, in gran segreto, Sherlock Holmes si recò a Pistoia per consultare la “Relazione”.

La seconda sezione del libro, invece, propone quattro opere di narrativa: due pastiche a mia firma (“Sherlock Holmes e l’uomo con la valigetta” e “L’avventura dei fuochi sulla collina”), l’apocrifo “From Hell=Dall’inferno” a firma di Stefano Fiori e “Intervista impossibile: Sherlock Holmes e Mr Previti”, scritta da Giuseppe Previti.

A chiudere “Sherlock Holmes a Pistoia”, infine, il contributo storico-critico di Enzo Gualtiero Bargiacchi, il massimo studioso di padre Ippolito Desideri e della sua opera, e la postfazione di Michele Lopez, presidente di “Uno studio in Holmes”.

Il libro è disponibile sullo store online www.Ibs.it oppure contattando direttamente l’editore ([email protected]).

 

Sherlock-Gillette da ottobre in blu-ray

Gillette Sherlock Holmes 1916 Blu-rayI serial Tv “Sherlock” ed “Elementary” viaggiano ormai verso la quarta stagione. Al cinema vedremo presto “Mr Holmes”, diretto da Bill Condon e interpretato da Ian McKellen, e sono molto insistenti anche le voci di una terza pellicola firmata Guy Ritchie. Ma se avete a disposizione un lettore blu-ray, potete prepararvi a fare anche un tuffo nel passato. Su Amazon (a questo link) è infatti possibile preordinare lo “Sherlock Holmes” interpretato da William Gillette, l’attore americano che fu coautore (con Conan Doyle) e interprete dell’omonima piece teatrale andata in scena per la prima a Buffalo nel 1899.

Quello in preordine altro non è che il film da tutti considerato disperso e ritrovato lo scorso anno nelle casse d’archivio della Cinémathèque française di Parigi. La pellicola, restaurata, è stato proiettata nella capitale francese il 31 gennaio scorso e il prossimo 31 maggio sarà proiettata a San Francisco nel corso del Festival del cinema muto. E, dopo questa proiezione,a partire dal 20 ottobre di quest’anno, i possessori di lettori blu-ray potranno godersi questa perla storica di cinematografia sherlockiana comodamente seduti sul divano di casa.

Se il film ritrovato e restaurato rappresenta di per sé una chicca imperdibile per gli appassionati, anche i bonus sono di notevole interesse. Questa la lista:

  • “Sherlock Holmes Baffled” (1900): per gentile concessione della Biblioteca del Congresso, viene proposto in Hd e si tratta del primo film noto con protagonista Sherlock Holmes;
  • “A Canine Sherlock” (1912): proveniente dall’EYE Film Institute, la star della pellicola è il cane Spot che ha le caratteristiche dell’investigatore londinese;
  • “Più forte che Sherlock Holmes” (1913): anche questo proveniente dall’EYE Film Institute, pellicola muta diretta dal regista italiano Giovanni Pastrone;
  • Intervista con Arthur Conan Doyle proveniente dagli archivi della Fox Movietone Collection; Il Pdf del manoscritto di “Sherlock Holmes” (1899) scritto da William Gillette;
  • Il Pdf del contratto originale tra William Gillette e la Essanay Film Manufacturing Company per la realizzazione del film;
  • Un libretto con immagini del film e le informazioni sul progetto di restauro.

Non un semplice film, insomma, ma un archivio di documentazione cinematografica e storica di notevole interesse.

Sherlock Holmes in caccia della sua pipa

La pipa di Sherlock HolmesSherlock Holmes a teatro non è una novità. Di rappresentazioni, messe in scena su testi originali o su drammatizzazione dei racconti e dei romanzi di Arthur Conan Doyle, fin dagli albori del Novecento, se ne contano a bizzeffe. “La pipa di Sherlock Holmes”, spettacolo che il prossimo 24 maggio andrà in scena al teatro La Pergola di Firenze, però, ha un sapore tutto nuovo, oltre che un intento educativo all’insegna del divertimento e del protagonismo dei bambini. Il testo è stato creato per l’occasione, al termine di un ciclo di incontri e di prove mirate, e in scena andranno bambini e ragazzi delle terze, quarte e quinte elementari e della scuola media con il ruolo, come si legge nella nota ufficiale, “di attori, cantanti, ballerini, scenografi e musicisti”. Insomma, non una semplice commedia, ma qualcosa che richiama il musical o l’opera.

“La pipa di Sherlock Holmes” è il risultato finale del progetto “Le orchestre dei bambini – Ragazzi in ‘Opera’”, che fa parte dei 16 progetti e percorsi formativi per le scuole dell’infanzia, elementari e medie proposti da “Le chiavi della città”, iniziativa promossa dall’assessorato all’educazione del Comune di Firenze in collaborazione con PortaleRagazzi.it (progetto promosso da Ente Cassa di Risparmio di Firenze per i giovani e le nuove tecnologie).

Cosa racconta “La pipa di Sherlock Holmes”? Ecco il brevissimo indizio che, ancora una volta, troviamo sulla nota ufficiale:

“…Watson dovrà trovare il modo di restituire sicurezza al suo amico, così intelligente e così fragile, mentre Holmes risolverà un mistero dopo l’altro, involontariamente, sulle tracce della sua pipa, rendendosi conto che cercarla potrebbe essere ancor più importante che possederla”.

Due le rappresentazioni in programma: alle 17,30 e alle 21 di domenica 24 maggio. Il prezzo del biglietto di ingresso è di 6 euro e sul sito del teatro La Pergola è ancora possibile acquistarli.

Sherlock Holmes alla Casa Bianca

Sherlock Holmes alla Casa BiancaChe bello trovare sul sito della Casa Bianca (per l’esattezza nel suo blog, The White House Blog) un comunicato ufficiale in cui si parla anche di Sherlock Holmes! Il post è datato 1 maggio e si intitola “Da Sherlock Holmes alla Guerra dei mondi: 13 ebook che gli studenti possono leggere per essere liberi”. Mi ha fatto un immenso piacere scovare questo post nel mare magnum di internet. Soprattutto, mi ha fatto un grande piacere vedere associato il nome di Sherlock Holmes al concetto di libertà e non, banalmente, al concetto di giustizia come, invece, siamo un po’ tutti abituati a fare.

Il post della Casa Bianca non è una boutade per accrescere gli accessi. Informa, invece, che “ieri (30 aprile, dunque) il presidente Obama si è collegato con gli studenti presenti nella Biblioteca del quartiere Anacostia, nel sudest di Washington DC, per annunciare un piano che intende dare accesso, ai bambini a basso reddito, a 10mila ebook. Come parte della serie di seminari online del “Discovery Education’s of the people”, gli studenti hanno chiesto al presidente quali sono i suoi libri preferiti, quali libri hanno influenzato la sua vita, e quale possa essere l’importanza della tecnologia in classe e nelle librerie”.

E subito dopo aver spiegato nel dettaglio il progetto, il post prosegue cosi: “Ecco alcuni dei nostri libri preferiti che i ragazzi saranno ora in grado di leggere grazie a questa iniziativa”… e scorrendo la lista dei tredici libri imperdibili, al quinto posto ecco spuntare “Le avventure di Sherlock Holmes”, il cui titolo viene così simpaticamente introdotto: “Controllo fatto: Sherlock Holmes, in realtà, non dice mai in un libro ‘Elementare, mio caro Watson!’”.  Il presidente, o comunque qualcuno della Casa Bianca, è dunque molto ferrato circa le inesattezze che circolano a proposito di Sherlock Holmes!

Mi rendo conto che il mio di oggi è solo un post che vuole segnalare una curiosità, ma vi invito a consultare il comunicato della Casa Bianca (lo trovate cliccando qui), perché la lista dei libri consigliati è davvero interessante.

Holmes secondo Joyce Carol Oates

il maledetto - Sherlock HolmesMetti una sera di incontrare Sherlock Holmes in un romanzo in cui non te lo aspetti. Succede ne “Il maledetto” (Mondadori), ultima fatica letteraria della famosa scrittrice americana Joyce Carol Oates. D’accordo, Holmes non è il protagonista della storia. È uno dei tanti – anzi, tantissimi – personaggi che animano le pagine del libro voluminoso, colto e abbastanza complicato. La segnalazione, tuttavia, è d’obbligo, perché la sua non è una presenza di contorno come accade per Mark Twain (qui quasi sempre citato col suo vero nome, Samuel Clemens). Certo, è meno presente di Jack London, ma pur se in poche pagine Sherlock Holmes, finisce comunque per ritagliarsi un ruolo da protagonista, rappresentando- con l’altro socialista Upton Siclair – l’unica voce che cerca di contrapporre il razionale alle vicende soprannaturali che sconvolgono Princeton, sede della gloriosa università del New Jersey, Stati Uniti. E dico che cerca una soluzione razionale, perché non sono convinto che il consiglio che dispensa per sconfiggere la “maledizione” che grava su Princeton sia davvero un consiglio da Sherlock Holmes! Lo sono le motivazioni (è lecito andare oltre la legge per sconfiggere un crimine peggiore di quello che si commette) ma il consiglio, almeno a me, sembra non proprio razionale a tutto tondo come sarebbe lecito aspettarsi dal detective di Baker Street. Ma forse, tutto si giustifica col fatto che Holmes appare in scena  forse non nella realtà ma nei sogni-vaneggiamenti del professor van Dyck.

Intanto, però, la vicenda, con qualche riga dal risvolto di copertina. “Princeton, New Jersey, inizio del Ventesimo secolo: un luogo ideale per la tranquilla vita di famiglia, un posto elegante per gente elegante. Ma qualcosa di oscuro e pericoloso sta in agguato ai confini della città. Un veleno maledetto è pronto a diffondersi per contagio tra gli abitanti: vampiri e fantasmi popolano senza tregua i sogni degli innocenti. È la fine dell’inverno quando una potente maledizione si abbatte sulla giovane discendenza delle famiglie più in vista della città, e le loro figlie iniziano a scomparire”. E ci sono anche alcuni omicidi inspiegabili…

Siamo davanti a un romanzo gotico, dove il gotico e gli eventi “surreali” e “irrazionali” che sconvolgono Princeton sono la chiave di lettura per leggere la società americana del tempo (ma anche, con le dovute differenze prodotte dall’evoluzione storica, quella attuale): lo strapotere e l’indifferenza dei bianchi presbiteriani di fronte alla ferocia del Ku Kux Klan, allo sfruttamento dei bambini operai, alla disperazione dei negri e degli emigranti dall’Europa orientale e meridionale, all’antisemitismo, all’ “indicibile” sesso (poco importa che sia etero o gay); e la convinzione dei bianchi presbiteriani circa la sottomissione delle donne cui non è concesso studiare né scegliersi un marito,e  provare piacere, e votare. E siamo di fronte ad un pensiero di superiorità razziale e culturale (ben espresso dalle figure del futuro presidente degli Usa Woodrow Wilson e dallo spaccone Jack London) che attraversa tutti: democratici, conservatori e rivoluzionari.

A fare da contraltare a tutto questo, le voci del socialista Upton Sinclair (realmente esistito) e Sherlock Holmes. Il primo è la voce della denuncia che non trova risposte alla “maledizione” se non sperando che la rivoluzione si faccia al più presto possibile; il secondo, invece, è la voce della razionalità. A portare in scena il detective è il professore di filosofia Perace van Dyck – che cadrà a sua volta vittima della “maledizione” – che è convinto che solo applicare il metodo scientifico d’indagine di Holmes possa permettere di dare soluzione agli eventi. E accade che Holmes, in una fredda notte di maggio, giunga nella sua casa (ma come detto forse si tratta di un  sogno-vaneggiamento), per aiutarlo nella sua impresa. Il dialogo tra i due è la metafora di quanto distanti siano la cultura inglese e quella americana (e nel Canone sherlockiano ci sono parecchi indizi al proposito).

E, a proposito di Canone, mi preme sottolineare due o tre aspetti. La parte relativa al metodo scientifico di Sherlock Holmes e all’opera di Arthur Conan Doyle non mostra pecche (ma d’altra parte la Oates è docente di letteratura proprio a Princeton). L’iconografia del personaggio è sostanzialmente corretta sia per quanto riguarda i tratti fisici e i modi di agire, sia per l’assenza (e la Oates lo fa sottolineare a van Dyck) della pipa calabash. Intrigante la citazione de “La criniera del leone”, dopo averci parlato di queste strane e mortali meduse (uno dei personaggi ne resta ucciso) sulle spiagge delle Bermuda dove sono in vacanza alcuni protagonisti del romanzo. Stona, invece, agli occhi dell’appassionato, che Sherlock Holmes sia negli Stati Uniti nel maggio del 1906 (anche se per ragioni letterarie la Oates dice di aver compresso tra il 1905 e il 1906 fatti che si sarebbero svolti tra il 1905 e il 1910), perché dal Canone sappiamo che il detective calcò il suolo americano solo nel 1912, quando era sulle tracce del barone tedesco Von Bork (vedi il racconto “Il suo ultimo saluto”). Viene, infine, citata un’avventura del 1889 che mi è suonata del tutto nuova (“L’avventura della culla avvelenata”), non so se perché ho scarsa familiarità con la lingua inglese, o se si tratti di un’avventura mai narrata (che non ricordo), o se sia invece un’invenzione romanzesca della Oates… O forse, potrebbe anche essere un richiamo ad un apocrifo radiofonico del 1947 (“The case of the cradle rocked itself”) utilizzato per richiamare la tragica morte di un neonato di cui si parla nel romanzo.

Come si può ben capire, non si tratta né di un apocrifo né di un libro sherlockiano. Ma un blog che cerca di informare sul mondo di Sherlock Holmes non poteva tralasciare di fare questa segnalazione. Al di là di Holmes, comunque, se vi piace il gotico, è l’occasione per leggere un libro intelligente – anche se non semplice – sulle convinzioni, le paure e i pregiudizi della classe dominante degli Stati Uniti.