Magnifico medico, il signor Spilbury

Il magnifico SpilburyIl ritratto di un uomo – e definirla biografia non sarebbe corretto – tracciato in un libro che è intrigante e pieno di suspense come un romanzo giallo. Perché in effetti, se non fosse esistita una catena di delitti a cui dedicò la sua attenzione di studioso, la figura di Bernard Spilbury, medico patologo londinese quando la medicina forense era agli albori, non avrebbe mai assunto la popolarità che conobbe e non sarebbe mai diventato il motivo per scrivere Il magnifico Spilbury (ovvero i delitti delle vasche da bagno) edito da Einaudi e scritto dalla giornalista inglese Jane Robins. Un libro che è uno spaccato della società inglese di inizio secolo e che sembra quasi un racconto di Sherlock Holmes!

Il magnifico Spilbury è strutturato proprio come un romanzo, e questo ne fa un libro davvero gustoso. Ma si tratta, come è ben evidente dalla lunga e ricca citazione delle fonti contenuta nelle pagine finali, di un saggio-biografia meravigliosamente scritto.

Siamo in Inghilterra, negli anni che vanno dal 1910 al 1915. Le impronte digitali sono da poco diventate pratica di indagine di polizia e i medici patologi cominciano a frequentare le aule del Tribunale della Corona per dare la loro interpretazione dei fatti. Tra di essi, emerge il “magnifico” Bernard Spilbury, elegante, bello, parlantina fluente, che diventa popolarissimo durante il processo per i delitti delle vasche da bagno. Un caso singolare, il cui processo si deve esclusivamente alla tenacia investigativa dell’ispettore Arthur Neil che, riuscendo a collegare tre delitti, avvenuti in tre anni diversi, porta alla sbarra degli accusati Henry Williams (in realtà adotterà molti nomi diversi nel corso della storia).

In sintesi, la vicenda: William sposa, tra il 1910 e il 1912, tre “zitelle”, le convince a farsi accreditare subito l’eredità di famiglia, stipula polizze sulle vita, e porta le consorti a vivere in appartamenti rigorosamente dotati di vasche da bagno (e quando non c’è ne fa installare una). Dopo qualche settimana di convivenza le donne muoiono…in vasca, mentre stanno facendo il bagno. Nessun indizio che lasci intuire un omicidio. E così, il vedovo fa seppellire la moglie defunta in una fossa comune e inizia il raggiro di una nuova vittima. I familiari dell’ultima donna, però, oppongono resistente al trasferimento del patrimonio della figlia al fresco vedovo, interessano la polizia e inizia un vero e proprio copione da romanzo giallo.

In tribunale, a sostenere le tesi dell’accusa, ci sarà anche il magnifico Spilbury:

“medico dedito in maniera quasi ossessiva alla professione e che sacrifica ogni momento della sua giornata al difficile compito di sezionare e analizzare i cadaveri. Usando seghe, martelli, esperimenti scientifici e una vasta conoscenza dei veleni, diventa un beniamino dei giornali dell’epoca meritandosi presto il titolo di: «padre della medicina legale moderna», «perfetto prototipo del detective della narrativa moderna». E viene applaudito come il vero «Sherlock Holmes»”.