Sette morti pesano su Prato e sui pratesi

Prato_cinesiDa domenica scorsa – dal momento in cui ho visto le immagini del capannone distrutto dal fuoco nel macrolotto di Prato – non ho avuto molta voglia di pensare a questo blog. Non in termini di libri da proporre, almeno. E allora mi prendo la libertà, per una volta, di esulare dai confini per cui sono nate queste pagine. Sette vite distrutte in una volta sola non possono essere ignorate. Sette morti che pesano sulla città in cui vivo non sono solo una notizia – tragica – di cronaca.

Da domenica scorsa mi tormenta il fiume di parole che s’ingrossa. Di politici di piccola e grande fama, di esponenti importanti delle istituzioni, di sindacalisti, di intellettuali.

Mi tormenta perché quel fiume trascina a valle parole ormai già sentite troppe volte. Tutte per ripetere ossessivamente che lo Stato è mancato, che l’arrivo dell’immigrazione cinese a Prato non si è potuta controllare perché la città non disponeva di mezzi adeguati, che i cinesi hanno distrutto l’industria tessile pratese con la concorrenza sleale fatta di lavoro nero, di tasse evase, di sfruttamento schiavistico dei clandestini.

E c’è del vero – a volte tanto vero – in queste parole.

Mi domando, però, se non sia arrivato il momento, di fronte a questi sette morti, di guardare il problema – perché il problema esiste – anche da un altro punto di vista.

A chi ha fatto comodo commissionare lavoro a basso costo per innalzare i margini di guadagno delle proprie aziende? Ha chi ha fatto comodo affittare o vendere capannoni vuoti? Ha chi ha fatto comodo affittare o vendere appartamenti vuoti?

E’ troppo facile piangere e indignarsi quando, finito il tornaconto di tanti cittadini – ricchi e meno ricchi indistintamente, perché a Prato il profumo dei soldi non dispiace a nessuno – si è preso coscienza di aver partorito un mostro economico e sociale dal proprio stesso grembo.

La repressione. E’ mancata la repressione, sento ripetere. Vero, in gra parte. Non sento mai dire, però, che la repressione, oltre che colpire clandestini e imprenditori cinesi che evadono le tasse dovrebbe ugualmente colpire gli italiani, o i pratesi, che hanno fatto e  fanno affari con loro a queste condizioni.

Perché o si esce dal grande inganno per cui la colpa e le responsabilità stanno solo a Chinatown, oppure Prato non sarà più capace di ridare slancio alla sua identità di città del lavoro e del saper fare.