Sherlock, l’apocrifo di Preston & Child

Nel fuoco_Sherlock HolmesNon è facile scrivere una recensione di “Nel fuoco” (Rizzoli), ultimo romanzo dell’accoppiata Douglas Preston & Lincoln Child – traduzione di Roberta Cristofani. L’intreccio giallo gioca su tre piani. Siamo a Roaring Fork (Colorado), ex cittadina mineraria del Far West e oggi esclusiva meta sciistica per miliardari. Da una parte c’è una giovane studentessa di scienze forensi criminali che conduce una ricerca su undici vittime che all’epoca della corsa all’argento erano state uccise e dilaniate da un grizzly. Dall’altro lato c’è Pendergast, agente speciale dell’Fbi, che indaga su una serie di incendi (con tanto di macabri omicidi) che sconvolgono la pace della cittadina turistica. E sullo sfondo c’è un’avventura mai pubblicata di Sherlock Holmes, a cui Pendergast comincia a dare la caccia, perché secondo lui, tutti i misteri di Roaring Fork – antichi e contemporanei – trovano una spiegazione in quel racconto di Arthur Conan Doyle che gli studiosi del Nostro dicono esistere ma essere introvabile.

Non starò a entrare troppo nel dettaglio. Mi limiterò ad accennare solo ad alcune questioni legate a Sherlock Holmes. Parto dall’avventura mai narrata, la parte senza dubbio più interessante per gli holmesiani. A pagina 293 Preston & Child ci presentano “L’avventura di Aspern Hall”, dove uno strano lupo uccide e dilania le sue vittime. Quasi una traslitterazione della vicenda dei minatori del Far West trucidati dal grizzly. E in realtà è proprio così, perché dal primo capitolo del libro sappiamo, pur non conoscendone i contenuti, che Doyle apprese una storia macabra e terribile dalla voce di Oscar Wilde, il quale l’aveva raccolta proprio a Roaring Fork durante un suo viaggio negli Stati Uniti.

L’apocrifo è ben scritto e ben congegnato, i personaggi Sherlock Holmes e dottor Watson sono ben descritti, nei tic, negli sbalzi d’umore, nell’approccio con le persone. E Sherlock Holmes è il detective sagace e brillante di sempre.

Eppure, c’è una stonatura, in tanta precisione canonica, che mi ha dato molto fastidio. Introducendo la storia Watson scrive:

La vicenda ebbe inizio nel marzo del 1890, al principio di una primavera cupa e uggiosa, seguita a uno degli inverni più freddi a memoria d’uomo. A quel tempo risiedevo nella casa di Holmes, in Baker Street.

Ecco, qui mi sono cadute le braccia e stavo quasi per rinunciare al seguito. Perché nel 1890 il dottor Watson NON ABITAVA più a Baker Street con Sherlock Holmes, bensì a Kensington con l’adorata moglie Mary. Peccato, perché l’apocrifo è, secondo me, bello.

Purtroppo, parlando di Doyle ci sono altre sbavature. Più volte Preston & Child scrivono che nel 1889 l’autore di Sherlock Holmes era un medico di campagna. Southsea, è vero, era un sobborgo di Portsmouth, ma chiamarla campagna è piuttosto bizzarro. Una piccola cittadina su una piccola isola, unita da un ponte alla città portuale di Portsmouth, può dirsi campagna? E poi, che Doyle anni prima aveva viaggiato a bordo di una baleniera lungo le coste africane. Be’, la baleniera – la “Hope” – navigò per sette mesi nell’Artico… Lungo le coste africane, invece, Doyle navigò su un mercantile.

Infine, un errore grossolano, ma questo ad opera della traduttrice. Nella parte iniziale del libro si parla dei Baker Street Irregulars di New York, la più famosa e importante associazione di sherlockiani del mondo. Capisco l’inciso che traduce in italiano – gli Irregolari di Baker Street – ma non capisco perché l’acronimo che si è scelto di usare sia proprio IBS (facendolo derivare dalla traduzione italiana) e non quello corretto di BSI, diffuso e conosciuto in tutto il mondo. Forse un peccato di solerzia. Ma quando si ha che fare con i nomi di associazioni sarebbe il caso di lasciare quelli originali!

Davvero un peccato questi errori piccoli e grandi. Perché per il resto, il libro scorre come una saetta e la tensione non scema mai di un millimetro.

4 thoughts on “Sherlock, l’apocrifo di Preston & Child

  1. Bellissima recensione ! anche a me il libro è piaciuto molto, anche il tema mercurio-pazzia presente sia nel romanzo, che nell’apocrifo.
    Sai Luca mi ricordi tanto il mio modo di fare, quando faccio una recensione che riguarda Darwin….e comincio: sbagliato, ancora, nn è vero…ma come si fa a scrivere una cosa simile??!!!….siamo perfezionisti o un po’ strani 🙂 mah nn importa!
    Complimenti 🙂

    • Grazie Patrizia! I complimenti fanno sempre un gran piacere… e sì, su questi argomenti sono perfezionista e puntiglioso… Mi diverte un sacco, questo modo di lavorare… perché non è mai banale e costringe a mettersi alla prova di continuo.
      A presto! 🙂

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