Sherlock Holmes, il caso Pavlov

sherlock holmesDue anni fa partecipai a un’antologia che aveva scopi benefici. L’obiettivo, pienamente raggiunto, era quello di sostenere un progetto dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. Gli scrittori avevano di fronte a sé una sfida difficile: scrivere un racconto giallo che non superasse le 1.800 battute. Una paginetta, insomma. La mia mini-storia aveva per protagonista il mio eroe preferito: Sherlock Holmes. Era un racconto senza pretese, che aveva il solo scopo di rendermi utile con un divertissement. Con lo stesso spirito – il puro divertimento letterario – lo ripropongo qui.

Sherlock Holmes. Il caso Pavlov

Fra i tanti casi risolti da Sherlock Holmes, quello “Pavlov” fu uno dei più bizzarri.  La velocità con la quale smascherò il colpevole fu sbalorditiva, tanto da farne la dimostrazione per eccellenza delle sue qualità logico deduttive.

Era una mattina d’inverno. Holmes scrutava Baker Street dalla finestra. All’improvviso sussultò: – Clienti, Watson. Ravvivi il fuoco.

Poco dopo entrarono nel salotto una donna elegante e bellissima e un uomo alto e altero che picchiettò a terra la punta del bastone, producendo un rumore stonato.

– Un russo impaziente è potenzialmente pericoloso, tanto più se è un agente dello Zar – osservò Holmes.

– Come diavolo?

– Signor…

– Igor Pavlov.

– Signor Pavlov, il taglio della sua barba è tipico dei russi. Che sia un agente dello Zar, invece, lo deduco dal suo portamento marziale. Ma dica, come posso aiutarvi?

– La qui presente principessa Maleva, affidata alla mia protezione, è stata derubata di documenti molti importanti. Sono stati gli anarchici del circolo Odessa, è sicuro, ma non so dove si nascondano.  Forse lei…

– Sarà semplice – intervenni – i rifugiati politici russi vivono tutti nell’East End.

– Sarà ancora più semplice, Watson – replicò Holmes, – il ladro è qui di fronte a noi.

Pavlov accennò la fuga, ma Holmes fece un balzo e lo bloccò, legandogli le mani con la cintura della vestaglia. Poi afferrò il bastone, svitò il pomello e, sorridendo, ne tirò fuori un rotolo di azioni ferroviarie.

– Ma come l’ha capito? – balbettò la donna.

– Pavlov ha sbagliato a sbattere il bastone a terra. Il suono era quello di una canna cava, che è  un ingegnoso nascondiglio.

– Eppure lo pagavo bene – aggiunse la donna.

– La brama di soldi acceca, principessa – replicò il mio amico.

– Una soluzione sorprendente – commentai.

– No, io direi elementare! – esclamò Holmes.