Sherlock in salsa comica

Il mistero SherlockMa si può mai accostare Sherlock Holmes al comico? Certo che sì, perbacco! Non si fosse mai tentata questa strada, non avremmo avuto né “Vita privata di Sherlock Holmes” – romanzo e film sono spassosissimi – né un’altra grande pellicola: “Senza indizio”.  Adesso ci riprova il francese J.M. Erre che è uscito in libreria con “Il mistero Sherlock” (Edizioni Clichy), un’indagine tutta all’insegna del sorriso ma con tutti gli ingredienti tipici del giallo, resa godibilissima dalla traduzione di Marina Karam.

Ma vediamo subito cosa dice la scheda editoriale:

Meiringen, Svizzera. I pompieri liberano l’accesso all’Hotel Baker Street. Il caratteristico edificio è rimasto tagliato fuori dal mondo per tre giorni a causa di una valanga. Nessuno immagina che dietro la porta chiusa si celi una vera e propria ecatombe. Allineati nella cella frigorifera riposano infatti i cadaveri di dieci accademici, riunitisi nell’albergo su invito dell’eminente professor Bobo per un seminario su Sherlock Holmes. Alla chiusura del convegno, il professor Bobo avrebbe dovuto assegnare la prima cattedra di «holmesologia» alla Sorbona. Il genere di posto per cui si è disposti a uccidere… Un originalissimo omaggio ad Arthur Conan Doyle – autentico Canone dei dieci professori, che lo citano alla stregua dei teologi con la Bibbia – e Agatha Christie. Uno sguardo ironico e a tratti tagliente sul piccolo mondo universitario. Un concentrato di umorismo, leggerezza e mistero, col ritmo incalzante di un Invito a cena con delitto e uno stile sopra le righe che riuscirà a strapparvi ben più di una risata…

E assolutamente ironico è che a condurre l’indagine e risolvere il caso, con metodi tipicamente sherlockiani, sia un ispettore di nome Lestrade, colui che nei racconti di Doyle era cioè il poliziotto incapace di leggere la trama del mistero e spesso oggetto delle critiche di Holmes. Così come nel segno dell’ironia è la scelta dell’ambientazione: Meiringen, il luogo dove Holmes inscenò la sua finta morte al termine del duello con l’acerrimo nemico Moriarty.

Sì, in questo libro la cifra è l’ironia, il comico e – non poche volte – il farsesco. Il bersaglio della battuta e del lazzo è il mondo accademico, certo. Ma anche l’holmesiano puro e ortodosso che dell’eroe di Baker Street ha fatto e fa la ragione della propria passione letteraria, del proprio studio e finanche della propria vita. Il tutto condito da una conoscenza profonda dei contenuti del Canone (i 4 romanzi e i 56 racconti che narrano le storie di Sherlock Holmes), di citazioni dottissime di apocrifi, saggi e filmografia che ruota attorno al mondo del detective londinese.

Che poi è la cifra di tutta l’opera di Jean-Marcel Erre, che, come si legge nelle note biografiche fornite dall’editore, “si firma J.M. Erre. Nato nel 1971 a Perpignan. Il mistero Sherlock è il suo quarto romanzo dopo Prenez soin du chien (2006), strampalata inchiesta che ha per protagonisti gli inquilini di due immobili confinanti, Made in China (2006), avventure di un cinese nero alla ricerca delle sue origini, eSerie Z (2010), omaggio all’universo pazzoide del cinema di serie B. Attualmente vive a Montpellier e insegna francese in un liceo di Sète”. E verrebbe da chiedersi, leggendo questo libro, se anche lui non nutra una passione smisurata per Sherlock Holmes.

E dunque, si potrebbe pensare che la presa in giro sia rivolta al mondo accademico universitario e agli holmesiani ma, in fondo, anche al narratore stesso.

Se avete voglia di ridere, non solo guardando a Sherlock Holmes, questo è il libro giusto.