Malaparte, un archivio da salvare

Curzio_MalaparteChe tristezza questo ventennale scorcio di storia italiana. Quanti scandali, quante ruberie. Che vanno oltre la sfera politica e imprenditoriale. Perché si insinuano nella società civile tutta, creando disagi, sfiducia, senso di impotenza. E che mettono a rischio, anche, l’unica vera ricchezza di cui l’Italia può farsi vanto: il patrimonio culturale. Le vicende di Pompei sono arcinote (incuria, forse qualche interesse personale di qualcuno….). Meno nota, ma non meno importante, è la vicenda del Fondo Malaparte, legato a doppio filo alle sorti giudiziarie di Marcello dell’Utri. Perché l’ex parlamentare, appassionato bibliofilo, è proprietario, dal 2009, dell’archivio dello scrittore pratese Curzio Malaparte e dal marzo scorso, da quando è scattata la condanna definitiva a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il Fondo è sottoposto a sequestro giudiziario e il suo destino è incerto.

Non starò a ripercorrere la storia del Fondo Malaparte. Chi la voglia conoscere nel dettaglio, la può trovare sul sito Pratosfera a questo link, dove la vicenda è spiegata in maniera egregia da Chiara Mannocci.

A me, che abito a Prato ormai da così tanti anni da non poter dirmi pratese, preme una riflessione sulla vicenda. Alla città di Prato e ai suoi cittadini, Malaparte, e non solo nel suo celeberrimo “Maledetti toscani”, ha dedicato pagine bellissime. E Prato, nel 2009, tentò anche di aggiudicarsi l’acquisto del Fondo Malaparte che gli eredi avevano messo in vendita. Tuttavia, forse la città non credette abbastanza nella necessità di spuntare l’asta per cominciare a creare quel Centro studi Malaparte che anni fa era stato proposto dal regista pratese Massimo Luconi.

L’idea di Luconi, se realizzata, avrebbe dotato la città di un polo culturale di notevole interesse, capace di attrarre accademici, studiosi ma anche semplici cittadini, pratesi e non. Perché non ci vuole chissà quale fantasia per immaginare, come è stato fatto altrove (in Italia e all’estero) un percorso culturale e turistico cittadino dedicato al suo scrittore più rappresentativo. Un percorso che a partire dal Centro studi avrebbe potuto toccare il Liceo Ginnasio Statale Cicognini, dove Malaparte studiò, la casa di via Magnolfi (dove abitò) e quella di Coiano (dove nacque), i luoghi narrati in “Maledetti toscani” e, infine, la sua tomba mausoleo di Spazzavento, sulla collina che domina Prato.

Io, voglio ancora sperare che tutto questo possa realizzarsi. Per dare il giusto riconoscimento a Malaparte. E per Prato, che Malaparte amò senza condizioni. Si può ignorare il destino della memoria di un uomo che sulla sua tomba volle che fosse incisa, insieme alla famosa frase…e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano”, l’altrettanto famosa frase “Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo”, che è la più bella dichiarazione d’amore che una città può ricevere da un suo figlio?

Sì, spero proprio che la vicenda del sequestro giudiziario si sblocchi e che Prato riesca finalmente a fare la sua parte per rendere giustizia a uno dei figli più illustri.

Toscani maledetti in 21 racconti

toscani maledettiLa Toscana terra di Dante, Petrarca e Boccaccio… e poi sembra che il mondo si sia fermato lì. Per la gran massa dei critici, intendo. Perché i lettori, nel corso dei secoli, hanno apprezzato anche altri autori. Tanti. E molti di grande qualità: Tozzi, Papini, Malaparte, Bianciardi, Pratolini e… ne dimentico tanti altri. E molti ce ne sono anche oggi, alcuni già affermati, (su tutti, a mio avviso, Sandro Veronesi) e altri già noti e con tanto futuro davanti. Ecco, 21 di quest’ultimi li possiamo gustare o conoscere, attraverso altrettanti racconti nell’antologia Toscani maledetti, curata da Raoul Bruni ed edita dalla pratese Piano B Edizioni, bella iniziativa editoriale che permette di fare la conoscenza con i “nuovi” scrittori toscani e rilancia il genere racconto (che in Toscana pare essere forma letteraria meno snobbata che altrove).

Al di là di questa premessa, la mia vuole essere una segnalazione e non una recensione o una critica. Quindi, mi limito a proporre la scheda editoriale di Toscani maledetti, sperando che sappia incuriosire i lettori.

Se c’è una terra d’elezione del racconto, questa è senza ombra di dubbio la Toscana, nella quale, con Boccaccio, il racconto occidentale moderno è nato e dove, nel secolo scorso, esso ha raggiunto alcuni degli esiti più alti in ambito italiano (Papini, Tozzi, Palazzeschi, Pea, Tobino). Questo libro si propone di raccogliere una scelta di racconti inediti composti dagli autori più significativi e originali della nuova narrativa toscana. Si tratta di narratrici e narratori nati tra la prima metà degli anni Settanta e la seconda metà degli anni Ottanta, molto giovani ma non esordienti, anzi già noti al pubblico nazionale, che si sono distinti, fra l’altro, per la capacità di raccontare in modo singolare varie aree del territorio toscano. Firenze con il fortunato romanzo di Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze (Laterza) Prato e i suoi dintorni (sfondo dell’opera prima di Ilaria Mavilla, Miradar, edita da Feltrinelli); Pisa, la città di Luca Ricci, unanimemente considerato uno dei più originali narratori contemporanei, Forte dei Marmi, rivisitata in chiave sarcastica da Fabio Genovesi nel suo libro Morte dei marmi (Laterza). Tutti i nomi evocati, insieme ad altri, hanno contribuito a questa antologia narrativa toscana, l’unica del suo genere, mostrando come l’arte toscana del racconto non solo non si è esaurita con la fine del Novecento, ma anzi, all’alba del nuovo Millennio, appare più viva che mai.

 

Ecco i 21 autori toscani: Simona Baldanzi (Fazi editore, Elliot, Ediesse); Diego Bertelli (Ed. della Meridiana); Cosimo Calamini (Garzanti); Silvia Dai Pra (Laterza, Minimum Fax, Gremese); Francesco D’Isa (Nottetempo); Fabio Genovesi (Mondadori, Laterza); Simone Ghelli (CaratteriMobili, Il Foglio); Ilaria Giannini (Gaffi); Pietro Grossi (Mondadori, Sellerio Editore); Emiliano Gucci (Feltrinelli, Guanda, Elliott); Gregorio Magini (Round Robin); Francesca Matteoni (Transeuropa); Ilaria Mavilla (Feltrinelli); Valerio Nardoni (e/o); Sacha Naspini (Elliott, Perdisa Pop); Alessandro Raveggi (Transeuropa, Effigie, Le Lettere); Luca Ricci (Einaudi, Laterza); Vanni Santoni (Laterza, Feltrinelli, :duepunti); Marco Simonelli (Leconte); Flavia Piccinni (Fazi, Rizzoli, Sperling&Kupfer); Marco Rovelli (Bur, Feltrinelli, Laterza, Barbès).