Letti di notte alla Equilibri di Prato

Letti di notte _ LibriTorna anche quest’anno “Letti di notte” la notte dedicata ai libri e alle librerie indipendenti (che poi vi abbiano aderito anche catene famose è fatto che attiene il mercato e non l’idealità della manifestazione). La notte è quella di sabato 21 giugno, che replica l’analoga iniziativa svoltasi lo scorso anno. A farsi promotore dell’idea è sempre la casa editrice Marcos Y Marcos e le adesioni sono tantissime in tutta Italia. A Prato, come già nel 2013, anima della manifestazione sarà la Equilibri Libreria di via Magnolfi.

Le librarie Barbara e Simona hanno preparato una serata “appetitosa”. A partire dalle ore 21, gli spazi della libreria ospiteranno presentazioni di libri, interventi di editori e associazioni che operano nel campo del sociale  e un “delizioso” gioco-sfida di cui saranno protagonisti i lettori.

Per le presentazioni, sono previsti gli interventi di Fausto Bagattini, autore di “Portieri, eroi di sventura” (Ultra Sport), un libro che narra la vita agonistica e soprattutto privata di un centinaio di “numeri uno” del calcio, e Fabio Mundadori, autore di “Occhi viola” (Ego edizioni), un trhiller/giallo che si legge d’un fiato. In quest’ultimo caso, a menare le danze della presentazione, toccherà proprio al sottoscritto.

Ospiti della serata saranno i ragazzi del gruppo Emergency di Prato e le ragazze della casa editrice Edizione6Pollici.

Infine, lo spazio dedicato ai lettori, il “Pappalibro”, nel quale ogni lettori potrà illustrare una ricetta che gli è stata suggerita dalla lettura di un libro.

Insomma, una notte tutta da “leggere”.

Libri pericolosi? Tutti, perché aprono la mente

Sei come sei_libriNon ho letto “Sei come sei” (Enaudi) di Melania Mazzucco, il libro al centro delle polemiche che ha portato alla denuncia di due professoresse del Liceo Ginnasio Giulio Cesare di Roma. Una denuncia scattata per alcune frasi forti (un rapporto gay) del libro, che racconta la storia di una ragazzina cresciuta da una coppia di omosessuali. Non ho letto il romanzo, dicevo, e quindi non mi addentro in giudizi e disquisizioni. Sarebbe assurdo e scorretto. Ma mi affascina il tema sottotraccia che la polemica ha sollevato, non il tema cioé se sia giusto o no parlare di questi a scuola (e io dico di sì) ma se i libri siano pericolosi (perché questo sottendono alcune dichiarazioni).

Nel gran festival delle prese di posizione e dei commenti,  mi ha colpito la dichiarazione di Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi proprio circa la presunta pericolosità dei libri.  La domanda, dunque: “Esistono libri pericolosi?” Ed ecco la risposta: “Tutti i libri sono pericolosi nel momento in cui aprono il cervello alle persone. Credo che la ‘Divina comemdia’ sia uno dei libri più pericolosi, come ‘I promessi sposi’. Bisogna vedere cosa si intende per pericoloso. Se apre la mente, se fa volare oltre il piccolo steccato che ognuno ha intorno a sé, tutti i libri seri sono pericolosi. Se si intende invece per pericoloso un libro che possa mettere in discussione gli elementi fondamentali dell’educazione di uno studente, penso che ci sia abbastanza poco in giro, perché internet ha superato ogni confine e spesso i genitori non se ne rendono conto”.

Che dire? Parole sante!

Libri, il bonus fiscale diventa una beffa

libriL’onorevole Marco Causi (Pd) sarà pure docente di Economia politica, come si legge nel suo sito, ma con i conti della serva (quelli che devono fare le famiglie e in genere la gran parte dei cittadini italiani) e con i libri non ha di sicuro confidenza. Perché, altrimenti, avrebbe dovuto presentare un emendamento al decreto”Destinazione Italia” che cancella il bonus fiscale del 19% a favore di chi acquista libri? E tutto questo, per introdurre un bonus (macchinoso e farraginoso) che riconoscerà agli studenti, con famiglie sotto i 25 mila euro di reddito, un buono sconto del 19%, per un tetto di 200 euro (Sic!?!, una piccolissima parte del costo per i libri scolastici di un anno), nelle librerie convenzionate (e i piccoli librai già dicono che a loro non conviene). E siccome si è reintrodotto l’agevolazione sui testi digitali (ebook), ecco che sembra abbastanza chiaro che da tutto questo trarranno beneficio le grandi catene di vendita, a partire dal colosso Amazon.

Insomma, una buona iniziativa del governo (una delle pochissime) è stata stravolta. E quello che doveva essere un aiuto e un incentivo ai lettori e a chi alla lettura voleva avvicinarsi viene cancellato. Certo, è accaduto in commissione, con la scusa che non ci sarebbero risorse per coprire il bonus fiscale generalizzato. Ma allora (altro principio di economia familiare, bastava non annunciare niente e nessuno avrebbe avuto da ridire) . Magari il Parlamento potrà ancora intervenire per correggere questo obbrobrio. Ma non ci spero. E questa storia la dice lunga su come si intenda aiutare i cittadini alle prese con la crisi economica. Se il bonus fiscale per loro non c’è, perché dovrebbero pensare di compare un libro in più? E se i lettori (pochissimi) e chi qualche attrazione la sentirebbe non ha incentivi a comprare, come si pensa di innalzare le vendite dei libri?

Non bisogna essere docenti di economia politica né di altra materia economica per capire che il mercato lo fanno non i venditori (i librai, in questo caso) ma gli acquirenti (i lettori). Togliere l’incentivo ai lettori significa non dare spinta alla domanda. E senza spinta alla domanda, le vendite di libri non aumenteranno. E, dunque, nemmeno i librai, come ha sottolineato l’associazione dei librai indipendenti, ci guadagneranno qualcosa. E se non si vende un libro in più, anche gli editori non ci avranno guadagnato niente. Perché per guadagnare, devono funzionare le vendite.

Insomma, è il solito pasticcio all’italiana. La solita promessa non mantenuta. La solita occasione mancata per fare un salto in avanti, per cominciare ad affermare che la cultura è un bene su cui investire per ridare fiducia e prospettive di crescita e sviluppo al paese.

L’emendamento Causi riconfina la cultura – e i libri – al suo ruolo di brutto anatroccolo, a cui si nega anche il sogno di poter diventare, un giorno, un bel cigno bianco! A Causi, un giorno, riconosceremo senz’altro di aver inventato la “favola con il brutto finale”.

Libri: la spesa in libreria diventa deducibile!

sfondo_okOgni tanto – raramente a dire il vero – la realtà caotica e incerta dell’Italia ci riserva anche qualche notizia positiva. La cosa straordinaria, questa volta, è che ciò accada con i libri, da sempre considerati una cenerentola – anzi, meglio dire brutto anattrocolo. Come la cultura in genere, del resto. La bella notizia, udita nei telegiornali e rilanciata in rete su diversi siti web è che la legge di stabilità del governo prevede che le spese per i libri, fino ad un massimo di 2.000 euro – diventeranno deducibili al momento della dichiarazione dei redditi. E’ una gran bella novità davvero. Per i pochi grandi lettori che spendono cifre importanti per l’acquisto di libri, ma anche per chi legge meno, magari perché i prezzi di copertina non sono proprio economici, e che ha ora a disposizione un incentivo importante.

Non voglio però dilungarmi in chiacchiere. L’agevolazione fiscale è stata fissata al 19%. Le spese deducibile sono fissate, come ho già anticipato, a 2.000 eruo (1.000 per i libri di testo scolastici e 1.000 per tutti gli altri generi di lettura, libri per bambini compresi).

E non voglio dilungarmi in commenti personali. Preferisco riportare il comunicato stampa dell’Aie, l’associazione italiana degli editori, che da tempo aspettavano un provvedimento che portasse un’iniezione di fiducia al settore, da tempo stretto una crisi profonda. Ecco il comunicato, dunque:

“Una decisione davvero importante e soprattutto una svolta per la lettura in Italia”. E’ grande la soddisfazione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo all’annuncio della misura di agevolazione pari al 19% sui libri fino a 2mila euro (mille per i libri in generale, mille per i libri scolastici e universitari) per i prossimi tre anni.
“Questo è più di un semplice segnale da parte del Governo e del premier Letta. Questo è un fatto importante, anche perché va nella direzione delle richieste come Associazione – ha continuato –. E’ un modo concreto per aiutare non solo il nostro mondo, le librerie e la filiera ma tutto il Paese a crescere, riscoprendo il piacere della lettura e cercando così di invertire la triste tendenza rispetto all’imbarazzante primato Ocse che ci vede agli ultimi posti nella comprensione dei testi e in fondo alle classifiche dei Paesi che leggono di più”.
“Investire – come ha fatto oggi il Governo – sui libri, da quelli per ragazzi a quelli scolastici e universitari, da quelli di narrativa alla saggistica, significa – ha proseguito il presidente degli editori italiani – aver scelto di scommettere davvero sulla centralità dei libri, e quindi della cultura, nella crescita – sociale ed economica – del Paese”.
“Grazie in primis al ministro Bray, che sta pervicacemente impostando un piano per la promozione della lettura che – sono certo – porterà i suoi frutti”.

A questo punto non mi resta che darvi l’ultimo consiglio: d’ora in poi conservate gli scontrini della libreria!

La biblioteca di Sherlock Holmes

oltre la porta magica _ sherlock holmesUn libro che parla di libri. Sorprendente, poetico, profondo. Oltre la porta magica. La biblioteca di Sherlock Holmes (Piano B edizioni) – uscito qualche anno fa ma bellissimo – è forse l’opera meno conosciuta di Arthur Conan Doyle. Ma forse, almeno per quel che mi riguarda, quella più importante per capire i la sensibilità letteraria e umana del creatore del detective di Baker Street.

Oltre la porta magica è un libro che racconta la storia di una passione. La passione per i libri, per i grandi autori del passato ma anche suoi contemporanei, per le storie e le riflessioni che le loro parole sanno suscitare. Libri che sono “compagni” della vita, “amici” e “consiglieri”. Pagine di parole che sanno consolare, o spronare all’azione, divertire, o far sognare… Nei libri, ci suggerisce il padre di Sherlock Holmes, ci sono le chiavi della vita.

Scoprire tutto questo, per me, è stato vivere un secondo e assolutamente nuovo incontro con Doyle. E questo amore per le parole, credo, fa capire meglio anche un’altro capitolo della biografia del creatore di Holmes: quel suo ostinarsi, con l’uso delle parole, a scrivere articoli per i giornali per promuovere e sostenere battaglie civili (ad esempio per l’introduzione della legge sul divorzio) e per l’affermazione della giustizia (vale citare le campagne di stampa, documentatissime, con cui fece scagionare due persone ingiustamente condannate al carcere).

Ma di quali scrittori parla, il signor Doyle? Di quale libri. Al padre di Holmes piaceva l’investigatore Dupin di Edgar Allan Poe. Ammirava Moby Dick di Melville. Apprezzava Dottor Jeckyll e Mister Hyde e il Padiglione sulle dune di Robert Louis Stevenson. E amava Shakespeare, Carlyle e tanti altri. E Non si accontenta di dirci che gli piacciono queste letture, ma ce ne spiega le ragioni con la forza della mente e, soprattutto, del cuore.

Un libro certamente non facile da affrontare. Doyle usa una profondità di argomentazioni e di sentimenti – che sembrano cozzare con il carattere algido e distaccato di cui aveva voluto dotare il suo geniale Holmes – che richiedono una lettura attenta, paziente, lenta…

Ma sono ore spese bene. Anzi, benissimo.

Macedonia giallo e noir in salsa pisana

Giallo Pisano 3 libroÈ appena uscito, e lo segnalo molto volentieri, e non solo perché tra gli scrittori c’è anche qualche amico,  Giallo Pisano 3 (Felici Editore), un’antologia di otto racconti gialli, dal serio al faceto, dal medioevo ai giorni nostri, tutti ambientati a Pisa e provincia. E’ un libro fresco, scorrevole e divertente che ha il pregio di rivelarci l’esistenza di altri giallisti pisani al di là dell’ormai notissimo Marco Malvaldi.

Si legge nella seconda di copertina: “I racconti sono di facile e rapida lettura e costituiscono una deliziosa macedonia di colori e sapori, frutto della diversità dell’approccio inventivo dei rispettivi autori e del loro modo di porsi davanti alle cose o agli eventi”. Vero. Un libro di gradevole lettura, un divertente libro di evasione.

Queste, invece, le informazioni che comunica l’editore: “Continua, con questo libro, la fortunata serie dei racconti gialli  ambientati a Pisa e dintorni. Stavolta gli autori sono otto, per altrettanti racconti, diversi l’uno dall’altro per pathos, ambientazione, stile narrativo. Tutti pisani, (città e provincia) per nascita, meno uno, che però vive a Pisa da più di trent’anni. Gli scenari spaziano in senso geografico da Marina a Volterra e, in senso temporale, dal medioevo a oggi”

E questo, invece, è l’indice: Zorro e l’Uomo della Sabbia di Cristiana Bruni, Due lettere incompiute di Sergio Costanzo, L’Antibois di Ubaldo De Robertis, La pietra e la chiave di Francesca Padula, RIS – Psicodramma in cinque atti di Pieantonio Pardi, Un caso banale di Arianna Taddei, Il professore e lo scienziato sotto tiro di Paolo Terreni, Fucile Carcano Mod. 91/38 di Renzo Zucchini

Operazioni di questo genere, per fortuna, hanno ripreso vigore in questi tempi, dopo anni in cui proporre libri di racconti – tanto più antologie di autori vari – era quasi diventato un tabù. L’editoria affermava che i racconti non vendevano… Bé, visti i dati in continua diminuzione dei lettori, anche i romanzi non se la passano bene, in quanto a vendite. Forse, l’uscita di tante antologie, è un modo con cui gli editori tentano una risposta alla crisi di vendita.

Ma quale sia la ragione vera, è un’operazione positiva. Perché la forma racconto è la massima espressione dell’arte della scrittura. Non è facile, in poche pagine, sviluppare una trama convincente e dosare il ritmo della narrazione. E in Giallo Pisano 3 di esprimenti riusciti ce n’è più di uno.

Sherlock Holmes, un bambino geniale

Non le impressioni di una lettura fatta, oggi, ma alcune segnalazioni di uscite recentissime. Si tratta di tre libri per ragazzi, ma adatti anche a un pubblico adulto, che raccontano altrettante avventure dell’adolescente Sherlock Holmes.

È incredibile quanti libri siano usciti negli ultimi anni sull’eroe di Baker Street. Dal 2009 ad oggi gli scaffali delle librerie hanno proposte decine di titoli. Colpa – o merito – dei due film di Guy Ritchie (Sherlock Holmes del Natale 2009 e Gioco d’ombre del  2011) che hanno rilanciato il personaggio creato da Arthur Conan Doyle nell’immaginario collettivo. Sull’interpretazione che Ritchie ha dato della figura di Holmes ci sarebbe da discutere a lungo, ma non è questo il luogo.

Sherlock Holmes: Sherlock Lupin e ioQui parliamo di libri, e dunque veniamo alle segnalazioni. Nel primo caso si tratta di Sherlock, Lupin e io/Il mistero della rosa scarlatta di Irene Adler (pseudonimo dietro il quale si cela il vero autore, Alessandro Gatti) edito da Piemme. Quello appena uscito è il terzo volume di una saga che vede insieme, impegnati nella sfida a risolvere misteri e casi di omicidio, i piccoli Sherlock Holmes, Arsenio Lupin e Irene Adler, la signorina che nel racconto Uno scandalo in Boemia di Doyle sconfiggerà il grande detective londinese. I libri della saga sono consigliati per bambini da 6 a 10 anni, ma la lettura risulta piacevole e interessante anche per gli adulti.

Sherlock Holmes: Ultimo voloSeconda segnalazione: L’ultimo volo (Feltrinelli) di Shane Peacock. In questo caso l’età del pubblico di riferimento si alza: a partire dai 12 anni. Il mistero comincia al circo, durante lo spettacolo acrobatico dei trapezisti. Un incidente, una morte ma solo il detective in erba capirà che non è stata una terribile casualità a provocare la morte del trapezista. Il giovane Sherlock Holmes si troverà alle prese con un’indagine complessa e pericolosa, che lo porterà a contatto con la peggior risma dei criminali londinesi. In questo caso si tratta del secondo volume di una saga sul giovane detective.

Sherlock Holmes: fuoco ribelleTerza e ultima segnalazione, Fuoco ribelle (De Agostini) di Andrew Lane, un grande appassionato di Sherlock Holmes e collezionista di libri e di materiale sherlockiano, la cui conoscenza profonda dell’opera di Doyle si avverte con forza nelle pagine dei suoi romanzi. Per quanto riguarda l’Italia si tratta del secondo episodio della saga ideata da Lane. E anche in questo caso, il pubblico di riferimento è quello a partire dai 12 anni, ma anche i più anziani possono trarre motivi di soddisfazione da questa lettura.

Io, lo dico apertamente, preferisco in assoluto i libri della saga proposta da Lane, ma anche le altre due serie sono davvero ben scritte e propongono storie di assoluto interesse e piacevolezza.

Insomma, a fianco degli apocrifi rivolti a un pubblico adulto, che da sempre, magari interessando solo una nicchia di lettori, sono stati prodotti da molti scrittori – anche molto famosi – si assiste, in questi anni, a un vero e proprio florilegio di saghe che vogliono raccontare l’infanzia e l’adolescenza di Sherlock Holmes.

È l’ennesima dimostrazione che il detective di Baker Street continua a esercitare un fascino incredibile sia sugli scrittori che sui lettori. E questo, a un appassionato come me, non può che fare immensamente piacere.

Il mistero che Dickens non risolse

Il mistero di Edwin DroodI “grandi” della letteratura – ma è vero per i “grandi” in generale, qualsiasi sia l’arte in cui si sono cimentati – forse sono tali non solo per il valore della loro opera, ma anche perché ci hanno lasciato in eredità almeno un mistero che non riusciamo a risolvere.

C’è uno scrittore che, da questo punto di vista, rappresenta un caso paradigmatico. Si tratta di Charles Dickens che alla sua morte, nel 1870, ci lasciò in eredità l’incompiuto Il mistero di Edwin Drood, di cui la casa editrice Gargoyle Books ha curato una nuova edizione proprio quest’anno, per celebrare i duecento anni della nascita dell’autore.

Il grande scrittore ci annuncia un mistero (lo fa con la scelta del titolo del suo romanzo) e ci lascia con un mistero irrisolto (perché la morte gli impedì di scrivere il finale del libro).

Tutto inizia in una fumeria d’oppio di Londra… e già a partire da questa scelta, viene da pensare, è ovvio che la storia non può che portarci che verso un labirinto di enigmi… La fumeria, con le sue nebbie e i deliri dei clienti, è una parte essenziale dell’enigma, ma in realtà è l’animo umano ad essere avvolto da una nebbia ancora più fitta e impenetrabile. E’ questo il mistero  che da sempre indagano gli scrittori: l’animo umano. E nel romanzo, infatti, si incontrano tanti personaggi, che agiscono in un vicino paese di campagna, e tutti alle prese con il gioco mai chiaro delle relazioni personali, degli amori, delle gelosie…

Edwin Drood, giovane ingegnere promesso sposo di Rosa, scompare improvvisamente, senza lasciare traccia. La trama ci ha già fatto conoscere carattere e rivalità di tutti i personaggi in scena. Tutti hanno un motivo per desiderare la scomparsa di Drood. Tutti possono essere il colpevole. Lo zio del protagonista, Jasper, e Rosa – anche loro non esenti dall’essere probabili sospetti – danno il via alle indagini.

Più volte sembra di essere giunti alla soluzone del caso, e altrettante volte il mistero della scomparsa di Drood si rinnova… E, purtroppo per noi lettori, la soluzione non arriverà mai, perché Dickens non riuscì a completare la scrittura del romanzo.

Ci hanno provato in molti, dopo la morte di Dickens, a scrivere un finale del libro. In Italia lo hanno fatto due maestri del giallo come Fruttero & Lucentini con La verità sul caso D. (Einaudi). Ma nemmeno loro, che pure avevano immaginato di affidare il caso nelle mani dei migliori investigatori della letteratura (Holmes e Dupin, Padre Brown e Maigret, Marlowe e  Wolfe) riuscirono a sciogliere il mistero.

E credo sia meglio così. Perché, forse, si sarebbe tolto fascino al romanzo di Dickens che, per quanto incompleto, è un capolavoro di scrittura e di intreccio.

I dieci figli della signora Ming

Libri I dieci figli che la signora MingEric-Emmanuel Schmitt sa scrivere libri folgoranti. Con la sua scrittura leggera, eppure profonda, il suo senso dell’ironia, la sua sensibilità, lo scrittore francese sa, con ogni sua nuova uscita, sorprendere e coinvolgere. Esattamente ciò che accade anche con I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto (edizioni e/o), in libreria dallo scorso mese di settembre.

La vicenda del romanzo potrebbe sembrare, a prima vista, semplice e improbabile. Ma con i libri di Schmitt mai farsi abbagliare dalle apparenze, dalle prime battute.

Siamo nella Cina profonda dei nostri giorni. Tutto  ruota attorno al dialogo tra la modesta signora Ming, addetta alle pulizie della toilette per uomini del Gran Hotel di  Yunhai, e l’anonima voce narrante della storia, un imprenditore francese che nel paese della Grande Muraglia fa affari per la sua fabbrica di giocattoli. Insomma – e attenzione questo è il mio pensiero, Schmitt non si avventura in giudizi, si limita a scrivere una storia -, l’uomo è uno squalo dei nostri giorni: fabbrichetta in patria, ma prodotti acquistati a basso costo all’estero…

Di cosa discutono i due protagonisti? La signora Ming racconta della sua vita e di quella dei suoi dieci figli, circostanziando tutto con molti particolari. L’imprenditore la ascolta con piacere. Sentire le storie della signorina Ming è rilassante dopo una giornata di trattative, non tutte semplici, con i produttori di giocattoli locali. Ma ad un certo punto l’uomo comincia a pensare che la donna lo stia prendendo in giro. Come può, Ming, raccontare di avere dieci figli se in Cina la legge impedisce di averne più di uno?

Eppure la voce della signora Ming, con le sue storie e le sue citazioni confuciane, lo costringeranno a fare i conti con sé stesso, con le bugie della sua vita che anche lui, come molti di noi, nasconde. E allora…

Il resto della storia non si può raccontare. Va letto e centellinato. Va goduto piano piano, parola per parola.

Se il romanzo dovesse piacervi, consentitemi un consiglio aggiuntivo. Tra i tanti libri di Schmitt scegliete e leggete Odette Toulemonde e altri racconti (edizioni e/o). Capirete meglio quanto è profonda la capacità di Schmitt di leggere la sensibilità dell’animo femminile.

Libriccini che valgono romanzi di razza

Libri CigoliCi sono libri voluminosi, ci sono libretti… e ci sono anche dei libriccini, poche paginette appena, eppure capaci di essere coinvolgenti al pari di un romanzo di razza. È il caso di Miracolo a Cigoli (Edizioni dell’Erba), di Riccardo Cardellicchio.

Cardellicchio, con i libri, ha un rapporto d’amore che dura da tutta la vita. Che ha coltivato a fianco del suo mestiere di giornalista. E a proposito di questo, quanti ricordi… È  proprio davanti a Riccardo che mi presentai, ancora giovincello, nella redazione de Il Tirreno di Prato per propormi come aspirante giornalista. E ancora a lui sottoposi il vaglio del mio primo articolo… Non so come, ma andò. Diventai, piano piano un collaboratore de Il Tirreno e da lì iniziò la mia avventura giornalistica…

Digressioni a parte – e me ne scuso – dicevo che Cardellicchio ama i libri da sempre. Da un tempo immemore fa parte dell’associazione che promuove il premio “Libro toscano dell’anno”. E spesso ha proposto sue pubblicazioni.

Miracolo a Cigoli, dicevo, è un libriccino. È la cronaca di un furto di un’immagine sacra. L’immagine della Madonna dei Bambini, custodita nella chiesa del Convento dei frati Umiliati di Cigoli, borgo nelle campagne tra San Miniato di Pisa, Ponte a Egola e San Romano. Un’opera d’arte eseguita tra il Trecento e il Quattrocento, ammirata dagli esperti e, soprattutto, venerata dalla popolazione di Cigoli e dalle popolazioni vicine. La madonna, in fondo, ha fatto un miracolo. È inevitabile la manifestazione di devozione.

Finché si arriva al 2 luglio del 1980, quando l’immagine della Vergine miracolosa scompare dall’altare della chiesa. Sarà restituita, in forma anonima, il 6 dicembre 1986. Nel mezzo ci sono le indagini dei Carabinieri, la richiesta di un riscatto, uno strano traffico di opere d’arte che vede coinvolti ricettatori, capitani d’industria e presidenti di banca…

Insomma, una storia all’italiana. Una storia di cronaca vera raccontata da Riccardo Cardelicchio con il ritmo incalzante dell’inchiesta giornalistica e lo stile del grande narratore.

Libri così – anzi, libriccini così – sono imperdibili.